Alcuni studi effettuati di recente hanno portato alla luce l’efficacia della cannabis legale e dei suoi componenti nel combattere i sintomi del Covid-19, grazie agli effetti antinfiammatori di CBD, THC e anche CBC. A partire da queste ricerche, nel 2022 dovrebbero iniziare due nuovi studi scientifici, con lo scopo di indagare meglio sulla possibilità di trattare i sintomi del long Covid.
Scopriamo meglio di cosa si tratta!
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Cos’è il long Covid?
Gli esperti considerano il Covid-19 una patologia sistemica, ossia che può colpire diversi organi del corpo e non solo i polmoni, come invece si credeva inizialmente.
Il long Covid è il termine utilizzato per definire un insieme di disturbi e complicazioni che alcune persone hanno manifestato dopo aver contratto la malattia e dopo essere guariti. Normalmente le persone che riscontrano questa conseguenza hanno un decorso della patologia breve con dei sintomi abbastanza intensi. Tuttavia, dopo il miglioramento del quadro clinico, i pazienti presentano delle complicazioni e degli strascichi che possono durare anche settimane o mesi.
Secondo una ricerca della ong Fair Health, su due milioni di cittadini americani infettati dal virus, il 23% ha riscontrato alcune conseguenze un mese dopo la positività. Gli esperti concordano sul fatto che alcune di queste siano dovute al persistere di un’eccessiva risposta immunitaria. Questa, infatti, causa un disequilibrio nella produzione di alcune proteine del sistema di difesa del nostro corpo.
Cannabis VS long Covid: lo studio in Brasile
Il primo nuovo studio verrà realizzato dall’Instituto do Coracao (Incor), in Brasile. Verrà testato sui pazienti l’utilizzo di uno dei principi attivi della cannabis, il cannabidiolo, conosciuto meglio come Cbd, per il trattamento del long Covid. Il dottor Edimar Bocchi, direttore del Nucleo Insufficienza cardiaca e dispositivi meccanici per l’insufficienza cardiaca di InCor, sarà alla guida dello studio clinico in doppio cieco. Per un periodo di tre mesi, 290 pazienti prenderanno o un placebo o l’estratto di CBD.
“L’obiettivo dello studio è testare l’ipotesi che il cannabidiolo possa migliorare la qualità della vita dei pazienti con sindrome Covid a lungo termine rispetto a un placebo di 100 mg due volte al giorno”, ha sottolineato Bocchi. “Inoltre, valutare l’effetto del cannabidiolo sul miglioramento di specifici sintomi o segni di malattia conseguenti alla COVID-19 a tre mesi di trattamento rispetto al placebo”.
A seguito dei dati epidemiologici, gli studiosi affermano che la sindrome del Long Covid sarà il prossimo disastro di salute pubblica. L’età media di questi pazienti è di circa 40 anni.
Entro aprile 2022, i ricercatori si aspettano di avere i primi riscontri. I risultati saranno poi presentati all’ANVISA per un esame. L’agenzia brasiliana per la salute pubblica potrebbe chiedere ulteriori studi prima di convalidare i risultati del trial di fase 3. Se ANVISA approverà l’efficacia dello studio, l’agenzia richiederà quasi certamente uno studio clinico di fase 4 che coinvolgerà 1.000 pazienti.
Cannabis VS long Covid: lo studio inglese
Un secondo studio in fase di sviluppo, che non ha ancora avviato il reclutamento dei partecipanti, utilizzerà Medicabilis, una formulazione ad ampio spettro con alti livelli di CBD, per esaminare la sua efficacia nel trattamento dei sintomi comunemente associati al long COVID. Tra questi sintomi figurano affaticamento, difficoltà respiratorie (dispnea), dolori e disturbi del sonno. La ricerca sarà condotta da Drug Science e coordinata dalla ricercatrice Elizabeth Iveson.
Secondo i ricercatori, “Le evidenze suggeriscono che il CBD potrebbe rappresentare una soluzione efficace per le persone affette da long COVID. Pertanto, condurremo uno studio pilota per testare la fattibilità dell’uso di cannabis medica con un’elevata concentrazione di CBD. A 30 partecipanti verrà somministrato quotidianamente questo farmaco per un periodo di cinque mesi. Durante lo studio, raccoglieremo valutazioni mensili auto-riferite relative ai sintomi più comuni, come dispnea, stanchezza, umore, funzionalità cognitiva e dolore. Inoltre, utilizzeremo dispositivi indossabili per monitorare in tempo reale parametri come la frequenza cardiaca, l’attività fisica e la qualità del sonno.”
Gli esperti hanno aggiunto che “Raccoglieremo anche dati giornalieri auto-riferiti su sintomi chiave come umore, dolore, affaticamento e dispnea attraverso un’app dedicata per smartphone. Il nostro obiettivo principale è verificare la fattibilità del reclutamento e del mantenimento dei pazienti con long COVID in uno studio clinico basato sull’uso di CBD. Valuteremo inoltre la sicurezza e la tollerabilità della cannabis medicinale, monitorando eventuali effetti collaterali. I risultati di questo studio pilota ci aiuteranno a determinare se la cannabis medica è un’opzione sicura e praticabile per il trattamento del long COVID.”
Conclusioni
Sono passati più di due anni ormai da quando il Covid-19 è entrato prepotentemente nelle vite di tutti noi. Due anni difficili, fatti di sofferenza, rinunce, difficoltà, dolore, rassegnazione. Ma se davvero esiste la possibilità che la canapa light possa aiutarci a combattere questa terribile pandemia, ci auguriamo che venga fatto tutto il necessario perché ciò avvenga.
La salute delle persone deve essere la priorità assoluta.
Domande frequenti su Cannabis e long Covid
La cannabis è un antinfiammatorio contro il COVID?
Attualmente, non ci sono prove scientifiche solide che dimostrino che la cannabis sia un trattamento efficace contro il COVID-19 o che abbia proprietà antinfiammatorie specifiche per contrastare l’infezione da SARS-CoV-2.
Tuttavia, alcuni studi preliminari hanno suggerito che i cannabinoidi, come il CBD, potrebbero avere proprietà antinfiammatorie che potrebbero teoricamente ridurre la “tempesta di citochine” associata alle forme gravi di COVID-19. Questo effetto è legato alla capacità del CBD di modulare la risposta immunitaria e ridurre l’infiammazione sistemica.
La cannabis riduce la neuroinfiammazione?
Sì, alcuni studi suggeriscono che la cannabis, in particolare i suoi composti come il CBD (cannabidiolo) e il THC (tetraidrocannabinolo), potrebbe ridurre la neuroinfiammazione. Questo effetto è dovuto alle proprietà antinfiammatorie e neuroprotettive dei cannabinoidi, che agiscono sui recettori del sistema endocannabinoide nel cervello e nel sistema nervoso centrale.
Ecco come potrebbe avvenire questo effetto:
- Interazione con il sistema endocannabinoide: i cannabinoidi regolano l’attività dei recettori CB1 e CB2, che influenzano la risposta infiammatoria nel cervello, riducendo la produzione di molecole infiammatorie;
- Effetto antiossidante: il CBD e il THC possono avere un’azione antiossidante, che contribuisce a proteggere le cellule nervose dai danni causati dall’infiammazione;
- Modulazione delle citochine: i cannabinoidi possono ridurre la produzione di citochine pro-infiammatorie, che sono spesso elevate nelle malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla e il morbo di Alzheimer.
Tuttavia, mentre i risultati iniziali sono promettenti, sono necessarie ulteriori ricerche per confermare l’efficacia della cannabis nel trattamento della neuroinfiammazione e per determinare il dosaggio e la sicurezza a lungo termine.
Come si combatte il long Covid?
Il long COVID si combatte con un approccio multidisciplinare che include:
- Riabilitazione polmonare e gestione dei sintomi respiratori;
- Gestione della fatica tramite esercizi graduali e tecniche di risparmio energetico;
- Trattamento del dolore con antinfiammatori e fisioterapia;
- Supporto psicologico e cognitivo per ansia, depressione e problemi di concentrazione;
- Alimentazione equilibrata e, se necessario, integratori;
- Monitoraggio medico continuo con specialisti e farmaci per sintomi specifici;
- Buon sonno e riposo per ridurre la fatica.
L’obiettivo è migliorare la qualità della vita e alleviare i sintomi.